<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Documento senza titolo
Gilda degli insegnanti Potenza

 La Gilda vista dalla Cgil

Il segretario provinciale della Cgil Scuola di Potenza, il 10 dicembre scorso, ha diffuso un comunicato, commentando una nota del coordinatore provinciale della Gilda di Potenza, che è stata pubblicata sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Considerando l’autorevolezza dell’interlocutore, riteniamo doveroso, da parte nostra, pubblicare il comunicato integralmente, con un  nostro commento.

Per chiarezza di esposizione anteponiamo alle parole del segretario Cgil, la dicitura Cgil e al nostro commento la dicitura Gilda.  

Cgil. Il periodo di campagna elettorale (per l’elezione delle Rsu) a volte gioca brutti scherzi perché induce qualcuno alla vuota polemica ed alla falsificazione della realtà. Questa volta è toccato al segretario provinciale di Gilda che ne ha dato ampia prova in un articolo (generosamente) ospitato sulle pagine della “Gazzetta”.

Gilda. Non rispondiamo agli insulti. Il perché è presto detto: siamo Docenti.Quanto alla generosità della Gazzetta, avanziamo un’ipotesi: potrebbe essere dovuta alla solidità delle argomentazioni contenute nella nota del coordinatore provinciale della Gilda e all’eleganza dell’esposizione.

Cgil. Prendiamo atto che Gilda, il sindacato dell’eccellenza, quello che fino a poco tempo fa voleva gli aumenti per il 3% della categoria, si è accorto che al di sotto di quell’aristocrazia docente cui ha guardato per anni vi è la stragrandissima maggioranza degli insegnanti che sta male. Che vive una situazione di precarietà e di profondo disagio. Folgorazione recente. Ma meglio tardi che mai.

Gilda. La Gilda degli Insegnanti ha organizzato uno sciopero contro il contratto del 1999, (firmato solo da Cgil, Cisl Uil e Snals) contro il famoso concorsone: un espediente con il quale la Cgil ed altri volevano attribuire aumenti solo al 20% dei docenti. La storia dimostra che la Gilda è contraria, da sempre, ad ogni forma di divisione e gerarchizzazione della professione docente.In più ci stiamo battendo da anni contro la rottamazione del personale docente (licenziamento dei soprannumerari in esubero) che è stata istituita nel 1993, anche grazie alla Cgil, che firmò un accordo per renderla possibile. Auspichiamo che la Cgil ritorni sui suoi passi ponendo in atto comportamenti coerenti con la necessità di tutelare “la stragrandissima maggioranza degli insegnanti che sta male. Che vive una situazione di precarietà e di profondo disagio.”

Cgil. Del rischio di licenziamento degli insegnanti in esubero se ne parla da anni nella scuola. Esistono riferimenti normativi al riguardo, concernenti le procedure di mobilità intercompartimentale, di molto precedenti il decreto legislativo 29/93. Norme rimaste sulla carta, anche grazie alla forte opposizione delle organizzazioni sindacali, Cgil in testa. Disposizioni che mai nessuno si era sognato di attuare fino al 2002, quando l’attuale governo di centrodestra, con il D.L. 212/02 poi convertito dalla legge n. 268/2002, ha previsto per  i docenti in situazione di soprannumerarietà la partecipazione a corsi di riconversione professionale e, in caso di esito negativo, al licenziamento.

Gilda. Ci permettiamo di eccepire che la mobilità intercompartimentale è cosa diversa dalla rottamazione del personale docente. Nel primo caso, infatti, il Docente viene collocato in altre amministrazioni e continua a lavorare. Nel secondo caso, invece, gli viene assegnato, per 24 mesi, un assegno di 700 euro e, dopo i 24 mesi viene licenziato. Il tutto grazie a quelle stesse norme che la Cgil nel 1993 ha legittimato e contribuito ad attuare. Auspichiamo che la Cgil possa rimanere folgorata da questa “novità” e che muti atteggiamento. “Meglio tardi che mai.”.

Cgil. Poiché l’applicazione della legge divenne problematica per l’estrema difficoltà a individuare le classi di concorso su cui riconvertire i soprannumerari oggi il governo ci riprova con la legge finanziaria, che parla, per questi insegnanti, di “corsi di specializzazione intensivi”. Formulazione ambigua, perché nel nostro vocabolario il termine “specializzazione” è stato finora usato per il sostegno ai portatori di handicap. E che si possa trattare proprio di questo lo confermerebbe il comma successivo, che stabilisce che i docenti in esubero in possesso del titolo di specializzazione per il sostegno sono trasferiti, a domanda o d’ufficio, su posti di sostegno.Ricordo che su questo vi è stata una netta presa di posizione della Cgil scuola contro un provvedimento ambiguo e un inaccettabile intervento unilaterale su una materia di competenza contrattuale.

Gilda. Ricordiamo alla Cgil che oggi, grazie all’istituzione delle Ssis, le abilitazioni si conseguono dopo “corsi di specializzazione” presso gli atenei. Questi corsi, peraltro, stanno portando gradualmente alla rottamazione dei precari storici e alla loro sostituzione con docenti nuovi di zecca, neo laureati e “adeguatamente specializzati” grazie alle abilitazioni a pagamento rilasciate dalle università. E’ evidente, dunque, che con il termine “Corsi di specializzazione intensivi” si individui ciò che prima veniva denominato con l’espressione “corsi di abilitazione” e che oggi potremmo ribattezzare con la dicitura “corsi di riconversione con rottamazione incorporata”.Il tutto grazie a norme di destra approvate da un governo di centrosinistra (il governo “Amato”) approvate con il consenso della Cgil e delle altre confederazioni. Il sostegno non c’entra nulla. O comunque, c’entra molto poco. Il problema, invece, è un altro: in forza della tipicità dei titoli di studio dei docenti delle classi di concorso in esubero, è quasi impossibile procedere alla loro riconversione. Di qui la brillante trovata della rottamazione, espressamente prevista dal decreto “Amato”.

Cgil. E’ cambiata la volontà politica sulla scuola. Che questo governo non considera una risorsa strategica per il paese, ma una spesa da tagliare, un costo da ridurre. Meno risorse, meno tempo scuola, meno obbligo scolastico. E meno organici, con tagli indiscriminati al personale docente e Ata (Gilda non se n’è accorta, ma nella scuola vi sono oltre 200.000 Ata che svolgono un ruolo importante).

Gilda. La Cgil dimentica che la cancellazione del tempo prolungato nella scuola media è stata effettuata nella passata legislatura “grazie” a un articolo del regolamento per l’autonomia, che ha abrogato le norme che lo avevano istituito. Nella speranza di fare cosa gradita al segretario provinciale della Cgil, ci permettiamo di ricordargli che la norma che aveva istituito il tempo prolungato è (o meglio era) l’articolo 166, comma 4, del decreto legislativo 297/94, espressamente abrogata dal 1999. Nel silenzio assordante della Cgil scuola.In ogni caso, siamo lieti che la Cgil abbia manifestato la sua contrarietà alla riduzione del tempo scuola. Sebbene tardivamente.“Meglio tardi che mai”.Quanto ai tagli agli organici, ci permettiamo di eccepire che nella scorsa legislatura il governo aveva istituito nelle Finanziarie dal 1997 in poi, tagli di organico che, a regime, nel 2003 (quest’anno) avrebbero prodotto la rottamazione del 6% dei lavoratori dell’intero comparto. Compresi gli Ata. Siamo lieti che la Cgil se ne sia finalmente accorta. “Meglio tardi che mai”.

 Cgil. Abbiare alla luna non serve. Le Rsu non sono una conventio ad excludendum nei confronti di alcuno, ma rappresentano oggi un sistema avanzato di relazioni sindacali ed uno strumento di grande partecipazione democratica, che dà la possibilità ad un milione di lavoratori della scuola di eleggere, direttamente nei luoghi di lavoro, i propri rappresentanti.

Gilda. La Cgil dimentica che, se in una scuola non viene presentata la lista dell’organizzazione sindacale, i docenti non possono votare per l’organizzazione sindacale medesima.È esattamente quello che è accaduto alla Gilda in queste elezioni. Se questa non è una conventio ad excludendum…..

Cgil. A continuare a proporre elezioni su base provinciale si rischia il delirio. Non si capisce di cosa si dovrebbero occupare i “parlamentini” provinciali (con tanto di gruppi e capigruppo?) dal momento che le decisioni vengono assunte direttamente dalle scuole autonome, ognuna con la sua specificità, e che rendono necessario attivare, a livello di scuola, le relazioni sindacali sulle materie indicate dal contratto nazionale. Le Rsu sono una delle gambe sui cui poggia l’autonomia scolastica, ed uno strumento efficace per un corretto equilibrio dei poteri dentro le scuole.

Gilda. La proposta della Gilda è quella di inventare meccanismi che possano consentire a tutti i docenti di votare liberamente. Le liste provinciali, o qualunque altro strumento, servirebbero solo a calcolare la rappresentatività. Quelle di scuola ad eleggere la Rsu. Questa è per noi la democrazia sindacale: garantire il suffragio universale. Sarà pure un obiettivo delirante, ma è questa la nostra idea di democrazia: garantire a tutti il diritto di votare secondo coscienza.

Cgil. A meno di voler mascherare la propria idea di democrazia sindacale. Gilda sostiene apertamente due progetti di legge del governo sullo stato giuridico degli insegnanti, che svuotano il contratto e la contrattazione, aboliscono le Rsu, eliminano le assunzioni in ruolo, mettono gli insegnanti sotto tutela politica della maggioranza parlamentare, annullano ogni autonomia del collegio dei docenti e riducono drasticamente la democrazia nella scuola dell’autonomia.

Gilda. E’ vero il contrario. La Gilda degli insegnanti lotta da sempre per la professione e la libertà di insegnamento. L’inasprimento del rapporto gerarchico verticale tra docenti e dirigenti, previsto nei disegni di legge Napoli e Sandulli, è contrario al nostro Dna e alla nostra storia.

Cgil. E poi un minimo di coerenza non guasterebbe. Ci si candida per le Rsu presentando liste e candidati e contemporaneamente si lavora per eliminarle!

Gilda. La Cgil del preside Panini farebbe bene a spiegare ai docenti perché i presidi sono diventati dirigenti e i segretari sono diventati direttivi. E farebbe bene a spiegare ai docenti perché, per loro, anzi, per Noi Docenti, le cose sono peggiorate notevolmente. Ci si candida alle Rsu dopo avere mortificato il ruolo dei docenti e dopo avere perseguito una politica di aumento vertiginoso delle retribuzioni di presidi e segretari!.”…. un minimo di coerenza non guasterebbe”,

Cgil. La Cgil scuola è impegnata da tempo in una forte iniziativa per la valorizzazione della scuola pubblica, contro politiche scolastiche regressive che mirano esplicitamente alla destrutturazione del nostro sistema di istruzione ed alla descolarizzazione di massa.

Gilda. Chiariamo un punto. La Gilda lotta per la valorizzazione della Scuola Statale.Le scuole private non ci interessano. La Cgil, peraltro, farebbe bene a spiegare ai Docenti che “grazie” alla legge sulla parità, oggi anche le scuole private paritarie sono pubbliche.La Gilda, invece, lotta solo ed esclusivamente per la valorizzazione della Scuola Statale.Quella dove non si paga, per intenderci. Quella dove si paga non ci interessa.

 Cgil. Stiamo lavorando, insieme a Cisl e Uil, per costruire un percorso ampio ed articolato di mobilitazione generale sui temi della scuola, ricercando un consenso ampio dentro e fuori la scuola. Vogliamo coinvolgere un vasto arco di forze e di energie attorno ai temi dell’istruzione, realizzare una vasta area di opposizione sociale capace di contrastare adeguatamente politiche di privatizzazione del sapere. La manifestazione unitaria del 29 novembre scorso, che ha portato 100.000 persone a Roma, è una tappa significativa di questo percorso.

Gilda. Non possiamo che essere d’accordo.

Cgil. Per la scuola rivendichiamo risorse, investimenti, strategie adeguate che mirino alla sua piena valorizzazione. E non i tagli a cui stiamo, da ben tre finanziarie, assistendo.

Gilda. Consigliamo al segretario della Cgil di andare a leggere le finanziarie dal 1997 in poi.Se vuole un aiutino basta ciccare sul link. I tagli ci sono anche lì. Che non se ne sia accorto?

Cgil. Su questi obiettivi è impegnata la nostra Confederazione. E su questo misureremo la nostra iniziativa sindacale dei prossimi mesi.

Gilda. Bene. Faremo il tifo per voi. Con la speranza che facciate le stesse cose anche quando è al governo il Centrosinistra. Noi lo facevano anche con il governo di Centrosinistra e continuiamo a farlo con il governo di Centrodestra. Noi non siamo un’organizzazione ancillare di un partito politico, noi siamo sempre e solo da una parte: DALLA PARTE DEI DOCENTI.

Cgil. Le polemiche sterili, le sciocchezze a mezzo stampa, la bassa propaganda a scopi elettoralistici, la lasciamo volentieri a qualche “grillo parlante” ed al sindacalismo di quart’ordine di cui è espressione.

Gilda. Non rispondiamo agli insulti. Lo abbiamo detto prima: siamo Docenti. E’ una questione di stile. E forse anche di sostanza.

 Sarà applicato a chi va in esubero e non potrà essere ricollocato

 Licenziamento soprannumerari, ecco come

 Scatteranno dopo 24 mesi di disponibilità a stipendio ridotto

Il governo si appresta a mandare a regime la nuova disciplina del trattamento degli esuberi del personale docente. La procedura prevede la riconversione forzata dei docenti soprannumerari appartenenti a classi di concorso in esubero (art. 1 decreto-legge 212/2003) con lo scopo di trovare una nuova collocazione, per gli interessati, all’interno dell’amministrazione scolastica o in altre amministrazioni dello Stato. Operazione quasi impossibile, peraltro, a causa degli esuberi strutturali delle altre amministrazioni e della tipicità degli insegnamenti. Al termine dei corsi di riconversione (espressamente previsti anche dall’art.14 del disegno di legge finanziaria di quest’ anno) se laricollocazione non sarà possibile, i docenti saranno collocati in disponibilità a stipendio ridotto (art.33 dlgs 165/2001) e, dopo 24 mesi saranno licenziati (art.34 dlgs 165/2001). La Gilda ha detto No a questa aberrante logica aziendalistica ed ha inserito tra i motivi dello sciopero del 24 ottobre anche questo argomento. E lo ha fatto nel silenzio assordante di Cgil, Cisl, Uil e Snals, che hanno avallato la privatizzazione del nostro rapporto di lavoro in cambio di un maggior potere al tavolo contrattuale. E’ evidente, peraltro, che tale strategia ministeriale è tesa a garantire lo smaltimento degli esuberi di personale, che faranno seguito all’entrata a regime della riforma. Esuberi previsti nell’ordine di circa 150mila unità.Di seguito pubblichiamo stralci della normativa che regola la questione.

Decreto Legge  25-9-2002 n. 212

Misure urgenti per la scuola, l'università, la ricerca scientifica e tecnologica e l'alta formazione artistica e musicale.Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 settembre 2002, n. 226 e convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, Legge 22 novembre 2002, n. 268 (citato nell’articolo 14 del disegno di legge Finanziaria di quest’anno n.d.r.)

 Articolo 1

Disposizioni per la razionalizzazione della spesa nel settore della scuola.

1. I docenti in situazione di soprannumerarietà, appartenenti a classi di concorso che presentino esubero di personale rispetto ai ruoli provinciali, sono tenuti a partecipare ai corsi di riconversione professionale di cui all'articolo 473 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottarsi entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, sentite le organizzazioni sindacali, sono individuate le categorie di personale in situazione di soprannumerarietà. In caso di perdurante situazione di soprannumerarietà dovuta alla mancata partecipazione ai corsi di riconversione ovvero di partecipazione, con esito negativo, ai corsi medesimi ovvero di mancata accettazione dell'insegnamento per il quale si è realizzata la riconversione professionale si applica, nei confronti del personale interessato, l'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165  (i commi che riguardano la disponibilità sono il 7 e l’8 n.d.r.)

 Articolo 33 dlgs 165/2001 (vedi commi 7 e 8)

Eccedenze di personale e mobilità collettiva.

(Art. 35 del D.Lgs. n. 29 del 1993, come sostituito prima dall'art. 14 del D.Lgs. n. 470 del 1993 e dall'art. 16 del D.Lgs. n. 546 del 1993 e poi dall'art. 20 del D.Lgs. n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 12 del D.Lgs. n. 387 del 1998)

1. Le pubbliche amministrazioni che rilevino eccedenze di personale sono tenute ad informare preventivamente le organizzazioni sindacali di cui al comma 3 e ad osservare le procedure previste dal presente articolo. Si applicano, salvo quanto previsto dal presente articolo, le disposizioni di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223, ed in particolare l'articolo 4, comma 11 e l'articolo 5, commi 1 e 2, e successive modificazioni ed integrazioni.

2. Il presente articolo trova applicazione quando l'eccedenza rilevata riguardi almeno dieci dipendenti. Il numero di dieci unità si intende raggiunto anche in caso di dichiarazione di eccedenza distinte nell'arco di un anno. In caso di eccedenze per un numero inferiore a 10 unità agli interessati si applicano le disposizioni previste dai commi 7 e 8.

3. La comunicazione preventiva di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, viene fatta alle rappresentanze unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale del comparto o area. La comunicazione deve contenere l'indicazione dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici e organizzativi per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a riassorbire le eccedenze all'interno della medesima amministrazione; del numero, della collocazione, delle qualifiche del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato, delle eventuali proposte per risolvere la situazione di eccedenza e dei relativi tempi di attuazione, delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dell'attuazione delle proposte medesime.

4. Entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, a richiesta delle organizzazioni sindacali di cui al comma 3, si procede all'esame delle cause che hanno contribuito a determinare l'eccedenza del personale e delle possibilità di diversa utilizzazione del personale eccedente,o di una sua parte. L'esame è diretto a verificare le possibilità di pervenite ad un accordo sulla ricollocazione totale o parziale del personale eccedente o nell'àmbito della stessa amministrazione, anche mediante il ricorso a forme flessibili di gestione del tempo di lavoro o a contratti di solidarietà, ovvero presso altre amministrazioni comprese nell'àmbito della Provincia o in quello diverso determinato ai sensi del comma 6. Le organizzazioni sindacali che partecipano all'esame hanno diritto di ricevere, in relazione a quanto comunicato dall'amministrazione, le informazioni necessarie ad un utile confronto.

5. La procedura si conclude decorsi quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al comma 3, o con l'accordo o con apposito verbale nel quale sono riportate le diverse posizioni delle parti. In caso di disaccordo, le organizzazioni sindacali possono richiedere che il confronto prosegua, per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e gli enti pubblici nazionali, presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, con l'assistenza dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni - ARAN, e per le altre amministrazioni, ai sensi degli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, e successive modificazioni ed integrazioni. La procedura si conclude in ogni caso entro sessanta giorni dalla comunicazione di cui al comma 1.

6. I contratti collettivi nazionali possono stabilire criteri generali e procedure per consentire, tenuto conto delle caratteristiche del comparto, la gestione delle eccedenze di personale attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni nell'àmbito della provincia o in quello diverso che, in relazione alla distribuzione territoriale delle amministrazioni o alla situazione del mercato del lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi nazionali. Si applicano le disposizioni dell'articolo 30.

 7. Conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5, l'amministrazione colloca in disponibilità il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell'àmbito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni, ovvero che non abbia preso servizio presso la diversa amministrazione che, secondo gli accordi intervenuti ai sensi dei commi precedenti, ne avrebbe consentito la ricollocazione.

8. Dalla data di collocamento in disponibilità restano sospese tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro (il lavoratore perde il diritto ad essere riassorbito n.d.r.) e il lavoratore ha diritto ad un'indennità pari all'80 per cento dello stipendio e dell'indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato (vuol dire che si perde il diritto alla retribuzione professionale docente e si percepisce un assegno di 7-800 euro n.d.r.), per la durata massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento dell'indennità sono riconosciuti ai fini della determinazione dei requisiti di accesso alla pensione e della misura della stessa. È riconosciuto altresì il diritto all'assegno per il nucleo familiare di cui all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 34 comma 4 dlgs 165/2001

  Il personale in disponibilità iscritto negli appositi elenchi ha diritto all'indennità di cui all'articolo 33, comma 8, per la durata massima ivi prevista (per 24 mesi-vedi sopra n.d.r.). La spesa relativa grava sul bilancio dell'amministrazione di appartenenza sino al trasferimento ad altra amministrazione, ovvero al raggiungimento del periodo massimo di fruizione dell'indennità di cui al medesimo comma 8. Il rapporto di lavoro si intende definitivamente risolto a tale data (allo scadere dei 24 mesi n.d.r.), fermo restando quanto previsto nell'articolo 33. Gli oneri sociali relativi alla retribuzione goduta al momento del collocamento in disponibilità sono corrisposti dall'amministrazione di appartenenza all'ente previdenziale di riferimento per tutto il periodo della disponibilità.

Dal disegno di legge Finanziaria varato dal governo il 29 settembre 2003

 Articolo 14

(Misure di razionalizzazione in materia di organizzazione scolastica)

…omissis….

2. Nell’ambito delle attività di riconversione previste dall’art. 1 della legge 22 novembre 2002, n. 268 (la norma che ha convertito in legge il decreto legge 212- vedi sopra n.d.r.), gli Uffici scolastici regionali istituiscono  corsi di specializzazione intensivi, a livello provinciale o interprovinciale, destinati ai docenti in situazione di soprannumerarietà appartenenti a classi di concorso che presentino esubero di personale rispetto ai ruoli provinciali, individuate con D.M. n. 2845 del 25 ottobre 2002 (è il decreto che reca le classi di concorso e il numero dei docenti in esubero: circa 7000 nello scorso anno scolastico n.d.r.). I suddetti corsi di specializzazione saranno realizzati entro i limiti di una quota di risorse finanziarie da individuare annualmente nell’ambito degli stanziamenti di bilancio destinati alla formazione del personale del comparto Scuola.

3. I docenti in situazione di soprannumerarietà, appartenenti a classi di concorso in esubero a livello provinciale e che siano in possesso del prescritto titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni disabili sono trasferiti su posti di sostegno; il trasferimento viene disposto a domanda e, nel caso in cui gli interessati non producano domanda o non ottengano una delle sedi richieste, d’ufficio.

Articolo 17 del DPR 275/99

Ricognizione delle disposizioni di legge abrogate. 

1. Ai sensi dell'articolo 21, comma 13, della legge 15 marzo 1997, n. 59, sono abrogate con effetto dal 1° settembre 2000, le seguenti disposizioni del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297; articolo 5, commi 9, 10 e 11; articolo 26; articolo 27, commi 3, 4, 5, 6, 8, 10, 11, 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20; articolo 28, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7, limitatamente alle parole: «e del consiglio scolastico distrettuale», 8 e 9; articolo 29, commi 2, 3, 4 e 5; articolo 104, commi 2, 3 e 4; articoli 105 e 106; articolo 119, commi 2 e 3; articolo 121; articolo 122, commi 2 e 3; articoli 123, 124, 125 e 126; articolo 128, commi 2, 5, 6, 7, 8 e 9; articolo 129, commi 2, 4, limitatamente alla parola: «settimanale» e 6; articolo 143, comma 2; articoli 144, 165, 166, 167 e 168; articolo 176, commi 2 e 3; articolo 185, commi 1 e 2; articolo 193, comma 1, limitatamente alle parole «e ad otto decimi in condotta»; articoli 193-bis e 193-ter; articoli 276, 277, 278, 279, 280 e 281; articolo 328, commi 2, 3, 4, 5 e 6; articoli 329 e 330; articolo 603.

2. Resta salva la facoltà di emanare, entro il 1° settembre 2000 regolamenti che individuino eventuali ulteriori disposizioni incompatibili con le norme del presente regolamento.

Articolo 39 della legge 449/97 coordinato con le norme introdotte dalle Finanziarie successive.

Disposizioni in materia di assunzioni di personale delle amministrazioni pubbliche e misure di potenziamento e di incentivazione del part-time..

1. Al fine di assicurare le esigenze di funzionalità e di ottimizzare le risorse per il migliore funzionamento dei servizi compatibilmente con le disponibilità finanziarie e di bilancio, gli organi di vertice delle amministrazioni pubbliche sono tenuti alla programmazione triennale del fabbisogno di personale, comprensivo delle unità di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482.

2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, fatto salvo quanto previsto per il personale della scuola dall'articolo 40, il numero complessivo dei dipendenti in servizio è valutato su basi statistiche omogenee, secondo criteri e parametri stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Per l'anno 1998, il predetto decreto è emanato entro il 31 gennaio dello stesso anno, con l'obiettivo della riduzione complessiva del personale in servizio alla data del 31 dicembre 1998, in misura non inferiore all'1 per cento rispetto al numero delle unità in servizio al 31 dicembre 1997. Alla data del 31 dicembre 1999 viene assicurata una riduzione complessiva del personale in servizio in misura non inferiore all'1,5 per cento rispetto al numero delle unità in servizio alla data del 31 dicembre 1997. Per l'anno 2000 è assicurata una ulteriore riduzione non inferiore all'1 per cento rispetto al personale in servizio al 31 dicembre 1997. Per l'anno 2001 deve essere realizzata una riduzione di personale non inferiore all'1 per cento rispetto a quello in servizio al 31 dicembre 1997, fermi restando gli obiettivi di riduzione previsti per gli anni precedenti, e fatta salva la quota di riserva di cui all'articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68. Nell'àmbito della programmazione e delle procedure di autorizzazione delle assunzioni, deve essere prioritariamente garantita l'immissione in servizio degli addetti a compiti di sicurezza pubblica e dei vincitori dei concorsi espletati alla data del 30 settembre 1999. Per ciascuno degli anni 2003 e 2004, le amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, le agenzie e gli enti pubblici non economici con organico superiore a 200 unità sono tenuti a realizzare una riduzione di personale non inferiore all'1 per cento rispetto a quello in servizio al 31 dicembre 2002.

Da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 7 dicembre 2003

 I docenti in esubero rischiano il licenziamento. A breve, infatti, partiranno i corsi di riconversione e chi non potrà essere ricollocato perderà il posto. La cosa più incredibile è che il governo di centrodestra sta programmando la rottamazione del personale docente, applicando una legge approvata da un governo di centrosinistra: il decreto legislativo 29/93. Meglio noto come decreto “Amato”. La Gilda sta denunciando da anni questa precarizzazione selvaggia del rapporto di lavoro degli insegnanti. E lo sta facendo nel silenzio assordante dello Snals del preside Fedele Ricciato, della  Cgil del preside Panini, della Cisl (il segretario regionale è il preside Basile) e della Uil, sindacato che controlla il settore degli Ata. Il decreto di cui stiamo parlando è la stessa legge che ha trasformato gli insegnanti della scuola statale da professori di ruolo in docenti a tempo indeterminato (dunque, licenziabili). Ed ha anche allungato la lista dei docenti pagati per fare cose diverse dall’insegnamento, con la nascita degli Irrsae ecc.. Il decreto Amato, peraltro, è quello che ha introdotto le Rsu: un meccanismo che, a parole, amplia la democrazia sindacale. In realtà, invece, ne restringe il campo. Il perché è presto detto. I voti delle Rsu servono a calcolare il 50% del peso dei sindacati al tavolo delle trattative. Il restante 50% si calcola sulla base del numero delle tessere. Un principio giusto e condivisibile, se non fosse per il fatto che le liste si presentano scuola per scuola anziché su base provinciale. Un meccanismo, dunque, che sembra fatto ad arte per colpire i sindacati che non hanno un esercito di distaccati. E che non sono in grado di organizzare una lista in ogni scuola. Non solo. E’ evidente che trovare i candidati per le Rsu è di gran lunga più facile per chi ha tanti iscritti. Per non parlare di quei sindacati, vicini ai partiti politici, che possono godere del sostegno esterno di queste strutture. Insomma, una trovata geniale per cercare di impedire ai docenti di votare per sindacati diversi dai soliti 4.Nonostante tutto ciò, la Gilda degli Insegnanti di Potenza, in soli 3 mesi, ha ulteriormente raddoppiato il numero degli iscritti e, attualmente, esprime in provincia 43 liste elettorali con oltre 60 candidati. E’ segno che i docenti stanno prendendo coscienza di chi fa realmente i loro interessi e si stanno comportando di conseguenza. E forse lo faranno anche alle prossime elezioni delle Rsu, dal 9 all’11 dicembre prossimi. Perché un voto alla Gilda degli Insegnanti è un voto per i docenti.