A scuola con Gianni Rodari
GIORNALINO IN FORMA MULTIMEDIALE
SCUOLA ELEMENTARE “GIANNI RODARI”
VII CIRCOLO - POTENZA
ANNO SCOLASTICO 2001/002
Breve estratto
SOMMARIO
• Perché intitolare
la nostra scuola a Gianni Rodari.
• Per conoscere Gianni Rodari (biografia,testimonianze,
interviste, documenti) .
Il quartiere di
Bucaletto è sorto dopo il terremoto del 1980 , ed è costituito
nella totalità da prefabbricati in legno e in cemento.
Le famiglie degli alunni dimostrano abbastanza interesse per i problemi
della scuola, per cui, dopo tanti anni hanno sentito l’esigenza
e la necessità di dare un nome alla scuola dei loro figli.
Da un’indagine effettuata tra genitori e insegnanti tra i tanti
nomi è emerso il nome di Gianni Rodari scrittore e poeta contempora-
neo molto vicino al mondo infantile.
Egli stesso è stato un insegnante, notissimo in Italia e in e
in molti paesi stranieri per aver contribuito a rinnovare profondamente
la letteratura per i ragazzi; infatti nel 1970 gli fu assegnato il Premio
Andersen una sorta di Nobel della letteratura infantile .
Egli pensava molto alla scuola e non nascondeva l’idea che questa
dovesse essere un territorio di libertà in cui impegno e divertimen-
to risultassero complementari .
Le sue favole al telefono, uno dei libri più apprezzati di Rodari,
contengono storie per giocare, storie nate da errori di ortografia o
di dattilografia, oppure dallo scontro occasionale di parole, gio- chi
verbali e filastrocche .
Libro che potrebbe addirittura essere considerato un “manuale
per inventare storie ’’ e usato per arricchire il dialogo
con i bambini .
In una inchiesta , alla domanda -Come vorrebbe che fosse letto il suo
libro? Rodari rispondeva : - In famiglia , prima di tutto : tra genitori
e figli, vorrei arrivare come un compagno di giochi , come uno che accende
un fuoco, che tiene vivo un dialogo,che aiuta a guardare il mondo, ad
amare la vita .
A scuola vorrei che il mio libro potesse essere un elemento del colloquio
tra insegnante e scolari, come la prima pagina di una storia che dovrebbero
poi scrivere loro.
Lavoro eseguito dagli alunni della III A.
Alcune note biografiche
su Gianni Rodari
Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta
in cui i genitori originari della Val Cuvia nel Varesotto si trasferiscono
per lavoro. Gianni frequentò ad Omegna le prime quattro classi
delle scuole elementari. Era un bambino con una corporatura minuta e
un carattere piuttosto schivo che non lega con i coetanei. È
molto affezionato al fratello Cesare mentre a causa della notevole differenza
di età è poco in confidenza con il fratello Mario.
Il padre Giuseppe fa il fornaio nella via centrale del paese e muore
di bronco-polmonite quando Gianni ha solo dieci anni. In seguito a questa
disgrazia la madre preferisce tornare a Gavirate il suo paese natale.
La gioventù e l'adolescena a Gavirate e l'esperienza del seminario
Nel varesotto vive dal 1930 al 1947.
Frequenta la quinta elementare a Gavirate.
Il 5 agosto 1931 fa richiesta di entrare in seminario per frequentare
il ginnasio. Nell'ottobre dello stesso anno entrerà quindi nella
IC del seminario di Seveso. Gianni si distingue subito per le ottime
capacità e risulterà infatti il migliore della classe.
Risultati che furono poi confermati anche nella seconda classe. All'inizio
della classe terza, nell'ottobre 1933 si ritirò. Concluse l'anno
scolastico a Varese, ma non proseguì gli studi liceali bensì
optò per le scuole Magistrali. Frequentò con profitto
la quarta classe nel 1934-35 e venne ammesso al triennio superiore.
Il 25 febbraio 1937 abbandonò gli studi per presentarsi alla
sessione estiva con l'intento di sostenere direttamente gli esami e
guadagnare così un anno.
Già a partire dal 1935 Rodari militava nell'Azione Cattolica.
Dai verbali delle adunanze di Gavirate risulta che nel dicembre dello
steso anno Gianni svolgeva già la funzione di presidente. Anche
l'anno successivo fu dedicato molto all'organizzazione cattolica.
Nel 1936 pubblicò otto racconti sul settimanale cattolico L'azione
giovanile e iniziò una collaborazione con Luce diretto da Monsignor
Sonzini.
Nel 1937 iniziò un periodo di profondi cambiamenti. Nel marzo
lasciò la presidenza dei giovani gaviratesi dell'Azione cattolica
e da allora i rapporti con questa si allentarono molto. Tra la primavera
e l'estate il suo massimo impegno venne dedicato allo studio e a soli
17 anni conseguì il diploma magistrale.
In quegli stessi anni Rodari leggeva molto e amava la musica. Andò
per tre anni a lezione di violino. Molto sensibile, si confidava solo
con pochi amici. Aveva una grande curiosità intellettuale e cominciò
a leggere le opere di Nietzsche, Stirner, Schopenhauer, Lenin, Stalin
e Trotzkij. "Queste opere, - commenta- ebbero due risultati: quello
di portarmi a criticare coscientemente il corporativismo e quello di
farmi incuriosire sul marxismo come concezione del mondo".
Nel 1939 si iscrive all’Università cattolica di Milano,
alla facoltà di lingue. Abbandonerà poi l'esperienza universitaria
dopo alcuni esami, ma senza laurearsi. Nel frattempo inizia ad insegnare
in diversi paesi del varesotto.
Nel 1940, quando l’Italia entra in guerra Rodari viene dichiarato
rivedibile e non viene richiamato alle armi.
Nel 1941 vince il concorso per maestro ed incomincia ad insegnare ad
Uboldo come supplente. Fu un periodo molto duro di cui ha un forte ricordo.
Si iscrive al partito fascista e accettò di lavorare nella casa
del fascio pur di tirare avanti. I drammatici avvenimenti della guerra
lo colpiscono profondamente negli affetti personali quando apprende
la notizia della morte degli amici Nino Bianchi e Amedeo Marvelli, mentre
il fratello Cesare nel settembre del 1943 viene internato in un campo
di concentramento in Germania.
Subito dopo la caduta del fascismo Gianni Rodari si avvicina al Partito
Comunista, a cui si scrive nel 1944 e partecipa alle lotte della resistenza.
Gli anni del giornalismo politico tra Milano e Roma
Subito dopo la guerra viene chiamato a dirigere il giornale "Ordine
Nuovo", nel 1947 viene chiamato all’Unità a Milano,
dove diventa prima cronista, poi capo cronista ed inviato speciale.
Mentre lavora come giornalista incomincia a scrivere racconti per bambini.
Nel 1950 il Partito lo chiama a Roma a dirigereil settimanale per bambini,
il "Pioniere", il cui primo numero esce il 10 settembre 1950.
Nel 1952 compie il primo dei diversi viaggi che farà Urss.
In quegli anni pubblica Il libro delle filastrocche ed il Romanzo di
Cipollino. Nel 1953 sposa Maria Teresa Feretti, dalla quale quattro
anni dopo ha la figlia Paola.
Dal settembre 1956 al novembre 1958 torna a lavorare all'Unità
diretta da Ingrao. Farà l'inviato e poi il responsabile della
pagina culturale e infine il capocronista. Nel 1957 supera l'esame da
giornalista professionista.
Il 1° dicembre 1958passa a lavorare a Paese sera. Si realizza finalmente
la scelta che contrassegnerà tutta la sua vita: affiancare al
lavoro di scrittore per l'infanzia quello di un giornalismo politico
non partitico.
Gli anni della scrittura per l'infanzia e della notorietà
Nel 1960 incomincia a pubblicare per Einaudi e la sua fama si diffonde
in tutta Italia. Il primo libro che esce con la nuova casa editrice
è Filastrocca in cielo ed in terra nel 1959.
Continua a pubblicare libri, limitandosi a una intensa attività
di collaborazioni per quanto riguarda il lavoro con i bambini. Lascia
Paese sera e nel l970 vince il Premio Andersen, il più importante
concorso internazionale per la letteratura dell’infanzia, che
accresce la sua notorietà in tutto il mondo.
Nel 1970Ricomincia a pubblicare per Einuadi ed Editori Riuniti, ma la
sua prodigiosa macchina creativa non sembra più girare a pieno
regime. Non è solo a causa del grande successo, ma anche della
grande mole di lavoro e della sua condizione fisica.
Nel 1974 si impegna nel rilancio del Giornale dei genitori, ma subito
cerca di disimpegnarsi. Cosa che accadrà agli inizi del 1977.
Al ritorno da un viaggio in Urss Gianni Rodari nel 1979 comincia ad
accusare i primi problemi circolatori che lo porteranno alla morte dopo
un intervento chirurgico il 14 aprile del 1980.
Nel 1936 pubblicò otto racconti sul settimanale cattolico "L'azione
giovanile" e iniziò una collaborazione con "Luce"
diretto da Monsignor Sonzini.
A soli 17 anni conseguì il diploma magistrale.
Persona molto sensibile, ebbe da sempre una grande curiosità
intellettuale che lo portò a leggere le opere di Nietzsche, Stirner,
Chopenhauer, Lenin, Stalin e Trotzkij. Nel 1939 si iscrisse all’Università
Cattolica di Milano, facoltà di lingue, abbandonandola dopo pochi
esami.
Nel 1940 iniziò ad insegnare in diversi paesi del varesotto e,
nel 1941 vinse il concorso per maestro, andando ad insegnare ad Uboldo
come supplente.
Dopo la caduta del fascismo Rodari si avvicinò al Partito Comunista,
al quale si iscrisse nel 1944.
Dopo la guerra venne chiamato a dirigere il giornale "Ordine Nuovo"
e, nel 1947, all’"Unità" a Milano, dove iniziò
la carriera di primo cronista, capo cronista e, successivamente, di
inviato speciale.
Mentre lavorava come giornalista incominciò a scrivere racconti
per bambini.
Nel 1950 il Partito lo chiamò a Roma a dirigere il settimanale
per bambini, il "Pioniere".
In quegli anni pubblicò "Il libro delle filastrocche"
ed "il Romanzo di Cipollino".
Nel 1953 sposò Maria Teresa, dalla quale quattro anni dopo ebbe
una figlia.
Dal settembre 1956 al novembre 1958 tornò a lavorare all'"Unità":
fece l'inviato e poi il responsabile della pagina culturale ed, infine,
il capocronista.
Nel 1957 divenne giornalista professionista.
Il 1° dicembre 1958 si trasferì al "Paese sera"
dove oltre a lavorare come giornalista politico non partitico, ebbe
l'occasione di continuare a scrivere per l'infanzia.
Nel 1960 pubblicò alcuni scritti per Einaudi e la sua fama si
diffuse in tutta Italia. Il primo libro che uscì con la nuova
casa editrice fu "Filastrocca in cielo ed in terra" del 1959.
Lasciato "Paese sera", nel 1970 vinse il "Premio Andersen",
il più importante concorso internazionale per la letteratura
dell’infanzia.
Nel 1970 ricominciò a pubblicare per Einaudi ed Editori Riuniti.
Al ritorno da un viaggio in Urss nel 1979 cominciò ad soffrire
dei primi disturbi circolatori che lo portarono alla morte nel 1980.
Dopo aver precisato di essere "figlio di un fornaio",
così prosegue: "La parola "forno" (nella foto
la casa di Omegna dove Rodari abitava) vuol dire, per me, uno stanzone
ingombro di sacchi, con un'impastatrice meccanica sulla sinistra, e
di fronte le mattonelle bianche del forno, la sua bocca che si apre
e chiude, mio padre che impasta, modella, inforna, sforna. Per me e
per mio fratello, che ne eravamo ghiotti, egli curava ogni giorno in
special modo una dozzina di panini di semola doppio zero, che dovevano
essere molto abbrustoliti". Nella rievocazione entrano poi altri
particolari, sempre rivelatori dei sentimenti di gratitudine e tenerezza
del figlio: "L'ultima immagine che conservo di mio padre è
quella di un uomo che tenta invano di scaldarsi la schiena contro il
suo forno. E’ fradicio e trema. È uscito sotto il temporale
per aiutare un gattino rimasto isolato tra le pozzanghere. Morirà
dopo sette giorni, di bronco-polmonite. A quei tempi non c'era la penicillina".
E di rincalzo: "So di essere stato a vederlo più tardi,
morto, sul suo letto, con le mani in croce. Ricordo le mani ma non il
volto. E anche dell'uomo che si scalda contro le mattonelle tiepide
non ricordo il volto, ma le braccia: si abbruciacchiava i peli con un
giornale acceso, perché non finissero nella pasta del pane. Il
giornale era La Gazzetta Del Popolo. Questo lo so di preciso, perché
aveva una pagina per i bambini. Era il 1929". tratto da Gianni
Rodari Gavirate: Gli Anni Giovanili, Nicolini Editore, testo di Federica
Lucchini.
FACEVO LA TERZA ELEMENTARE
(Dall’ antologia "L’AVVENTURA")
Facevo la terza elementare a Omegna, sul lago d’Orta, dove sono
nato, quando scrissi su una carta assorbente i miei primi versi. Quell’anno
scrissi moltissime poesie su un quadernetto da disegno, e un mio compagno
di scuola le illustrava. La maestra le mostrò al direttore. Ne
venne pubblicata una sul giornale dei commercianti dell’alto novarese.
Questo fu il mio massimo successo in ogni tempo come poeta. Anche perché,
raggiunta l’età della ragione e fatta conoscenza delle
poesie di Montale, Saba, Ungaretti, Gatto, Quasimodo, ebbi il buon senso
di capire che non avrei mai saputo scrivere cose tanto belle e smisi
del tutto di scrivere.
Avevo diciassette anni, quando feci il buon proposito di starmi zitto,
e uscivo dall’istituto magistrale per rientrare nella scuola dalla
parte della cattedra, invece che da quella dei banchi. Ero troppo giovane
per essere un buon maestro: non avevo la preparazione professionale,
la pazienza, l'esperienza, lo spirito di sacrificio che sono necessari
per dedicarsi ai bambini. A quell'età, come tutti i giovani,
mi dedicavo soprattutto a me stesso, ai miei studi, alle mie letture,
alle mie fantasticherie. Spero almeno di essere stato un maestro divertente.
Difatti raccontavo storie. Mi piaceva trovare dei modi nuovi di inventare
storie e quando ne trovavo uno lo sperimentavo in classe. Due bambini
scrivevano una parola ciascuno sulle due facce della lavagna, senza
vedersi. Ricordo che una volta le parole furono "occhio" e
"rubinetto": fui costretto a inventare la storia di una fontana
che improvvisamente si metteva a buttare occhi e a cercare la spiegazione
di questo fatto misterioso. La storia durò molti giorni e doveva
essere abbastanza matta, ma, a parte il titolo, non ne ricordo una parola.
Anni dopo lasciai la scuola per il giornalismo. Capitò che il
giornale avesse bisogno, per una sua pagina domenicale dedicata alle
famiglie, di pubblicare qualche storia umoristica. Mi fu chiesto di
provare a scriverne. Le storie piacquero ai bambini che scrissero al
giornale chiedendone altre. Io non avevo conservato le mie vecchie storie
raccontate a voce, però tenevo un quadernetto in cui avevo annotato
i vari sistemi per inventare storie, così non faticai molto a
rispondere a quelle richieste. Alcune storie, invece che in prosa, mi
vennero in versi. Erano versetti facili, per lo più divertenti,
senza alcuna pretesa di poesia. Erano giochetti, scherzi. Quando un
editore mi propose di raccoglierli in volume, ebbi di nuovo una pensata
di buonsenso, e invece di intitolare il libro "poesie" lo
intitolai "filastrocche"... Potei scrivere tutto un gruppo
di filastrocche sui segni di interpunzione: i punti, le virgole, gli
accenti, che a modo loro sono pure dei personaggi, hanno le loro avventure
comiche o patetiche, prendono parte ai piccoli e grandi drammi della
scuola e della vita. Spesso, prima di arrivare a una filastrocca, riempio
un quaderno intero di cose che io chiamo "esercizi", scrivendo
a ruota libera, lasciando che le parole si associno come vogliono, che
le immagini giochino a loro piacere. Ci si accavallano spunti per racconti,
commedie e romanzi che non scriverò mai. Io chiamo quelle cose,
anche, "materia prima". Scavo la materia prima e le metto
da parte. Certe volte non ne viene fuori nulla. Altre volte una riga
o una pagina diventano il principio di una favola, o di una filastrocca.
Solo una minima parte della "materia prima" diventa... prodotto
finito. I miei prodotti finiti - siano filastrocche o favole - amo considerarli
come giocattoli. Un buon giocattolo ha un posto importante nella vita
del bambino e della famiglia: mette in moto energie, fa lavorare, fa
discutere, qualche volta fa anche pensare.
La prima occupazione di Gianni Rodari
Gianni Rodari riesce a diplomarsi un anno prima dei suoi coetanei sostenendo
l’esame di maturità come privatista. Il giovane diciottenne
viene quindi alle prese con i duri problemi della vita quotidiana, tra
i quali - ovviamente - il lavoro. La prima occupazione è presentata
con dovizia di particolari nella Grammatica della Fantasia:
"Nell'inverno 1937-38, in seguito alla raccomandazione di una maestra,
moglie di un vigile urbano, venni assunto per insegnare l'italiano ai
bambini in casa di ebrei tedeschi che credevano - lo credettero per
pochi mesi - di aver trovato in Italia un rifugio contro le persecuzioni
razziali. Vivevo con loro, in una fattoria sulle colline presso il lago
Maggiore. Con i bambini lavoravo dalle sette alle dieci del mattino.
Il resto della giornata lo passavo nei boschi a camminare e a leggere
Dostojevskij. Fu un bel periodo, fin che durò. Imparai un po'
di tedesco e mi buttai sui libri di quella lingua con la passione, il
disordine e la voluttà che fruttano a chi studia cento volte
più che cento anni di scuola".
Conclusa quest'esperienza, la necessità di una sistemazione professionale,
in grado di garantire autonomia economica, divenne impellente per Rodari.
Il diploma magistrale gli consentiva, intanto, di accedere alle supplenze
nella scuola elementare. Gianni, in parte per convinzione in parte per
necessità, si mise su tale strada: Biandronno, Gavirate, Ronco
di Angera, Brusimpiano, Cardana di Besozzo, Tradate furono, nel biennio
1938-40, le sedi del suo insegnamento come maestro precario. Così
ricorda la sua esperienza come maestro nella Grammatica della fantasia,
in cui l'autore, con una punta di civetteria, scrive: "Dovevo essere
un pessimo maestro, mal preparato al suo lavoro e avevo in mente di
tutto, dalla linguistica indo-europea al marxismo [...]; avevo in mente
di tutto fuor che la scuola. Forse, però, non sono stato un maestro
noioso. Raccontavo ai bambini, un po' per simpatia un po' per voglia
di giocare, storie senza il minimo riferimento alla realtà né
al buonsenso, che inventavo servendomi delle "tecniche" promosse
e insieme deprecate da Breton". tratte da Gianni Rodari Gavirate:
Gli Anni Giovanili, Nicolini Editore, testo di Federica Lucchini.