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Gilda degli insegnanti Potenza

LA RESPONSABILITA’ CIVILE DEL DOCENTE

TEORIA GENERALE :

La responsabilità civile è un particolare obbligo, cui sono tenuti i soggetti a seguito dell’inosservanza di determinate regole giuridiche da cui sia derivato un danno ingiusto. Essa, in campo privatistico, è ritenuta la speciale sanzione civile collegata ad un comportamento non corretto, che origina da inadempimento contrattuale ( ex art.1218 cod. civ.) oppure a ragione della violazione del principio del neminem laedere ( ex artt. 2043 e segg. del codice civile).

Salve alcune eccezioni, nelle quali si è oggettivamente responsabile, la sanzione o l’obbligo nasce solo in presenza dell’elemento subiettivo della colpevolezza, nelle due forme del dolo e della colpa : ossia come conseguenza di un atto “contra ius” volontario e cosciente, ovvero per negligenza, imprudenza o imperizia. Sul piano processuale decisiva risulta la diversa fonte della responsabilità. Invero,nel caso di responsabilità contrattuale la colpevolezza si presume “juris tantum”, per cui opera l’inversione dell’onere della prova: sarà il debitore ( il danneggiante convenuto in giudizio) tenuto alla prova liberatoria, vale a dire dovrà allegare e provare di non aver potuto impedire il fatto; di contro, qualora il danno sia derivato da illecito extracontrattuale sarà il danneggiato( attore nel processo) onerato a provare la colpevolezza del convenuto con ogni mezzo di prova, non esclusa la confessione dell’autore del fatto.

Dopo un breve periodo di contrasti dottrinali e giurisprudenziali tra le opposte tesi ( fonte contrattuale o extracontrattuale degli illeciti commessi nell’ambito della amministrazione pubblica), oggi è pacificamente ritenuto che la responsabilità civile,per fatti dannosi accaduti a scuola e causati da alunni o da essi subiti, deriva da illecito “ aquiliano” ( termine dotto riferibile appunto all’ istituto dell’illecito extracontrattuale).

RESPONSABILITA’ DIRETTA O INDIRETTA DELLA SCUOLA?

La risposta della giurisprudenza a questa domanda, che ha aperto confronti dialettici tra opposte tesi degli studiosi del diritto, è stata sempre costante: la scuola è chiamata a rispondere di persona sia per i danni subiti dagli alunni sia per danni da essi cagionati a terzi, salvo rivalsa.

Ciò significa che le parti processuali legittimate ad agire e contraddire in giudizio sono unicamente il danneggiato, o chi lo rappresenta nel caso di minorenne ( ossia l’attore) ed il legale rappresentante della amministrazione scolastica (quale convenuto); in altri termini, il docente rimane estraneo nel rapporto processuale, vale a dire non può essere chiamato in giudizio per difetto di legittimazione passiva.

L’orientamento della magistratura, nel ritenere direttamente responsabile la scuola, trova fondamento nella natura e nella “ratio legis” del rapporto di pubblica dipendenza. Tale rapporto, che lega ogni dipendente all’amministrazione statale, è definito organico o di immedesimazione; ciò significa che, in forza di tale rapporto organico, l’attività svolta dall’impiegato è riconducibile direttamente all’organo statale : come dire, ciò che fa il dipendente è come se fosse fatto dalla “medesima” amministrazione.

La responsabilità diretta della amministrazione scolastica riguarda le diverse tipologie di danni : 1) danno procurato a stesso dall’alunno; 2) danno cagionato dall’alunno a terzi ( es. ad un proprio compagno); danno subito dal discente da cose appartenenti alla pubblica amministrazione ( es. lesione provocata dalla rottura di vetro della finestra di un aula o nella palestra).

PROCEDIMENTO E SANZIONE DISCIPLINARE.

La diretta responsabilità civile della scuola, che si concretizza nel risarcimento dei danni subiti dai discenti, tuttavia non esclude che il docente sia esente anche da procedimento e sanzione disciplinari, secondo la gravità dell’accaduto e il grado di colpevolezza, seppur concorrente, del docente nella produzione del fatto dannoso. Il procedimento disciplinare potrà avviarsi e concludersi con una sanzione disciplinare a carico del docente, indipendentemente sia dall’esito del processo civile intentato dal danneggiato contro la scuola, sia nel caso la parte lesa abbia rinunciato all’azione civile.

LA RIVALSA DELLA SCUOLA EX ART.61 DELLA LEGGE N.312/80 E CASISTICA.

L’istituto della responsabilità civile per fatti accaduti nella scuola e imputabili alle persone che convivono in questa comunità come utenti ( alunni) o come lavoratori dipendenti ( docenti e personale ATA) è stata contemplata in una disciplina speciale : la legge n.312/1980. Essa prescrive la rivalsa della scuola per quanto dalla stessa risarcito alla famiglia dell’alunno infortunato, qualora si ravvisi il dolo o la colpa grave del docente nell’esercizio dell’obbligo di vigilanza.

Ciò significa che il docente dovrà rimborsare alla scuola quanto essa abbia pagato a titolo di risarcimento del danno, limitatamente alle ipotesi gravi di culpa in vigilando.

. Nel passato abbastanza recente, lo speciale trattamento riservato ai docenti, rispetto agli altri dipendenti pubblici, ha sollevato mozioni di incostituzionalità, prontamente respinte dalla Corte Costituzionale. Il Giudice delle leggi, invero, ha ritenuto ragionevole la disparità di trattamento e rispettosa dei principi costituzionali, atteso che i docenti sono maggiormente esposti al rischio di fatti dannosi, cagionati dalla “naturale” esuberanza e cronologica non capacità di ponderatezza degli interessi altrui da parte degli adolescenti allievi sottoposti alla loro vigilanza.

La grave colpa “in vigilando” si ravvisa nelle ipotesi di inosservanza della più elementare diligenza,prudenza ed imperizia, nonché per violazione di precisi ordini. Al contrario, la imprevedibilità e l’immediatezza dell’atto “contra in ius” compiuto da un allievo a nocumento di un proprio compagno escludono la “culpa in vigilando”. Gravemente colposo risulterebbe, invece, l’esercizio della vigilanza, ad esempio, qualora un docente non impedisca, avendone contezza, l’utilizzo “scorretto” di un attrezzo ginnico con cui rimane ferito lo stesso alunno o per mezzo del quale si provochi una lesione ad terzi.

Nelle ipotesi di rivalsa a carico del docente, si avvierà un giudizio per danno erariale dinanzi alla competente sede regionale della Corte dei conti, la quale, valutate le circostanze e le modalità dell’accaduto, potrà condannarlo a ripetere solo parzialmente il pagamento: vale a dire il docente può essere obbligato a pagare una somma minore di quella anticipata dallo Stato al danneggiato.